Poche erano le date interessanti nella mia scarna agenda e oggi era uno di quei giorni... Invece, grazie alla banalità e ipocrisia di alcune persone che mi circondano, odio anche la data del mio compleanno.
I bilanci servono per decidere cosa lasciarsi alle spalle e cosa portare nella corsa inesorabile verso la fine del pozzo, nel buio assoluto del niente. Il 2006 è stato un anno da cancellare, dove l'unica soddisfazione è stata la moto. Il 2007 è iniziato nel peggiore dei modi, proprio per questo mi sono imposto un mantra da ripetere ossessivamente: NIENTE E NESSUNO MAI PIù.
Il mio bilancio dice che rimarrò solo, la fatidica "Donna della mia vita" non è mai apparsa, ma questo non sarebbe il problema più grave. Per le esigenze sessuali esistono le prostitute, per le cose serie gli amici....
Ma chi sono gli amici? Quelli che non vedi quasi mai, che però sanno esattamente come sei... Quelli che vedi sempre e ti chiedono mille volte le stesse cose perché quando parli non ti ascoltano?
Ma parliamo del piccolo macrocosmo che è messenger: sono forse amici coloro che ti bloccano e sbloccano come se niente fosse? Che motivi avrebbero, dato che io non sono esattamente una persona invadente?
Non è bello chiedere regali, ma vorrei che queste persone avessero un minimo di palle (almeno per una volta nella loro vita) per cancellarmi dai loro contatti: io farò lo stesso con i loro indirizzi e cellulari... mi sono rotto di preoccuparmi di persone che mi trattano da imbecille e si nascondono dietro a mille scuse. Questo sarebbe un bel regalo!
Bel modo di festeggiare il compleanno... del resto, sono le conseguenze della Malattia. La Malattia che mi tiene per dei fine settimana interi in stato catatonico senza bere e mangiare, sdraiato sul divano a fissare il vuoto e che nessuno vuole riconoscermi... La Malattia che ora mi fa odiare anche la data del mio compleanno. La Malattia, che come unica eredità lascia un grande odio, prima di tutto verso me stesso e la mia inutile stupidità di vivere.
Inizio una nuova vita nel mio Universo Tangente, dal quale uscirò sempre più raramente.
Percorro con calma i gradini che portano al fondo del pozzo, dove incontrerò tutti i miei fantasmi e con i quali lotterò perché non vedano mai la luce.
Proteggo l'umanità, anche coloro che mi hanno ferito e continuano a farlo, perché le mie ferite sono troppo dolorose per essere curate...
e posso farlo perché sono Donnie Darko...
Il Santo Natale si avvicina. La Magica Notte, unica festa universale conosciuta, sarà celebrata in ogni angolo della Terra, anche nel borgo più remoto e nel villaggio più nascosto. Per questo motivo, e di buon grado, mando quindi il Buon Natale a quel paese!
Auguro di cuore Buon Natale...
Con estrema letizia mando il Buon Natale A QUEL PAESE, perché anche il 25 dicembre... si muore!
PS: le rare persone veramente in "CONTATTO" con me (nella realtà così come sul web) capiranno le mie parole. E senza retorica, i miei scarsi, ma sinceri pensieri positivi, sono dedicati esclusivamente a loro...
Notte 15558 ore 4.05 luna piena, caldo afoso...
Rumori dal piano inferiore, una finestra che cigola, rotola una bottiglia di plastica. Un essere si avvicina camminando senza rumore e senza ombra. Non vedo nessuno ma è in cima alla scala, si dirige verso di me. Ormai è nella stanza
Stanco, svogliato, insonne, accendo la luce come se tutto fosse normale: sto sognando. Ma non si può sognare in una notte senza sonno, è così semplice da capire. Quindi sono sveglio, la luce è veramente accesa, i punti luminosi che mi fissano sono gli occhi della gatta della vicina. Timida, si vede scoperta e scappa. Spengo la luce, tutto rientrato nella normalità
Notte 15558, ore 4.11 luna piena, caldo opprimente...
I due punti luminosi mi fissano dal soffitto, vedo indistamente 8 zampe. Troppo pelose, sono il doppio di quelle che ha di solito la gatta della vicina. I due punti luminosi precipitano verso di me
Luce spenta
Non è la ragnatela che mi avvolge a impedire i movimenti, ma solo il primo effetto del veleno che a breve bloccherà anche i miei pensieri
Notte 15558 ultima notte...
Questa è la favola di un Anello, di una Maga, di una Persona, di un omino piccolo piccolo e come tutte le favole, è frutto di pura fantasia.
C'era una volta un Anello molto bello, chiamato Anello delle Stelle, che passava di mano in mano portando la speranza a chi aveva la fortuna di trovarlo. Questo Anello era nato nell'antro di una Maga che lo aveva creato per se stessa, per portare sempre con se la speranza di una vita migliore e gioiosa.
Ironia della sorte, la Maga si accorse che non poteva tenere l'anello tutto per sè e, seppur riluttante, in una fredda notte senza luna prese il volo seduta sul proprio tappeto volante e lasciò cadere l'anello nel buio completo. Sua intenzione era che l'Anello dovesse cadere casualmente sulla terra e sperava che chi lo ritrovasse ne avesse cura, ricevendo in cambio speranza per il futuro.
L'Anello passò di mano in mano e fu sempre trattato bene: chi lo trovava riceveva in cambio la speranza di una vita migliore. Ma questo Anello nascondeva un grande segreto, un segreto profondo che lo legava comunque e per sempre alla sua creatrice, ma nessuno se ne era mai accorto.
Successe, in una tempestosa sera invernale, che una Persona trovò casualmente l'Anello nel mezzo di una tempesta di neve: era brillante, luminoso e calzava perfettamente alle sue dita. La Persona fu molto esitante, pensò che l'Anello era troppo prezioso per essere stato così scioccamente smarrito e cercò un eventuale padrone. Passava il tempo, ma nessuno reclamava la proprietà dell'Anello e quindi
la Persona iniziò a beneficiare dei suoi effetti positivi.
La Persona era un essere umano come tanti, con i difetti e i pregi propri di un essere che cercava tutti i giorni il significato della propria esistenza su questa terra.
Un giorno la Persona dovette incontrare per affari un omino piccolo piccolo, che aveva una piccola vita, piccoli pensieri e piccole speranze, quindi per sentirsi grande frequentava i locali sfarzosi della Grande Città, dove incontrava omini piccoli come lui che, grazie all'unione, diventavano dei giganti.
Era tornato l'inverno e successe, un brutto giorno, che la Persona dovette accogliere l'omino piccolo piccolo in casa propria: in questo modo, l'omino vide l'anello e ammalliato dalla sua bellezza, lo rubò. La Persona ovviamente non si rassegnò subito a questa enorme perdita, ma sapeva che non sarebbe più tornato in possesso dell'Anello perché aveva scoperto il suo segreto: il sottile e invisibile legame tra l'Anello e la sua creatrice. Inoltre, solo la Persona aveva capito che l'Anello che dava speranza agli altri, nutriva speranze anche per la propria esistenza.
L'omino piccolo piccolo, come era nella sua natura, non capì la vera essenza di ciò che aveva rubato, limitandosi a esibire il gioiello come un trofeo quando si recava nella Grande Città. Per il resto, la sua vita e le sue speranze erano state sempre piccole come lui con la conseguenza di rimpicciolire anche le segrete speranze dell'Anello, del quale si persero quindi le tracce.
Si racconta che l'omino piccolo piccolo proseguì la sua piccola esistenza senza trarre giovamento alcuno dall'Anello, che tra l'altro teneva nascosto per paura che qualcuno potesse rubarglielo e visse per molti e molti anni ancora lamentandosi per nulla.
La Persona, persa ogni speranza nel futuro, non ebbe la stessa sorte.