oM3G@LipH3

Ogni persona quando muore è sola...[Roberta Sparrow]
giugno 30 2009

Borderline

Casa e 7 piani rifugio perfetto per nascondere le proprie colpe alle colpe altrui

Finestre scale finestre balconi ascensori cantina nel viaggio illogico di una mente alla deriva controllata correnti della guerra di nervi
Alla fine la resa inevitabile dell'evidenza, urlare urlare e urlare i timpani doloranti
la finestra trasmette lancinanti rumori metallici in loop continuo sulla mente
e urlare di smetterla e urlare di chiudere sta cazzo di finestra mani sulle orecchie

In principio la farsa, la voglia di marcire dentro senza convinzione
Solo sarcasmo e la voglia di smettere la commedia perché smetto quando voglio
entro esco dal cervello a piacimento per urlare urlare e piangere fuori con il sorriso dentro

La finestra trasmette lancinante ronzio crescente, mani inutili tamponi
Allora clinica tac risonanze e psicofarmaci, càmici verdi rete metallica filo spinato e barba incolta e capelli rasati

Ancora una volta, ancora una visita, ancora un kg perso recupero quando voglio
sono più forte di me stesso il mondo non lo sa urlo la finzione
Clinica neuro, clinica neuro clinica neuro e non stai uscendo il rumore ti segue, ferisce i neuroni dietro timpani lacerati autostrada sinaptica a folle velocità metallica

Finestra chiusa rumore in crescendo parossistico ancora ancora ancora non smette mai
Il cielo si apre richiamando a sè la terra in vortici di polvere turbinante bambole di carne, persone di pezza, carta da macero, bandiere rosse automobili

Bandiere verdi e blu, il viale lungo il fiume è deserto di platani verdi che non hanno perso foglie mentre gridi al tornado a terra, a terra pesantemente oppresso dalla tua vacuità. Continua leggerezza piombo mentale il cielo prende il tuo mondo quando pensavi di volare

Imperatore della terra bruciata
Imperatore della tempesta mancata
Imperatore del pianeta inerme e deserto
Imperatore delle parole non dette
Imperatore. Del nulla

Sali e scendi le 7 scale dei 7 piani delle 7 parole proibite dei 7 silenzi

Aiuto aiuto vi prego ho bisogno di aiuto vi prego aiuto aiuto aiuto
Aiutatemi. Adesso si


Urlare voce assorbita dal rumore. Finestra sigillata

Il corridoio della nave è bianco e luminoso, pulito e discretamente silenzioso seppur affollato.
Lo steward in completo bianco chiede il mio nome e cortesemente mi accompagna verso l'alloggio.
"Prego, questa è la cabina. Sua madre e suo padre la stanno attendendo con ansia, erano preoccupati e pensavano lei avesse avuto ritardo nel trasferimento al porto. Prego, in camera troverà tutti i comfort. Per ogni esigenza non esiti a chiamarmi, sono a sua completa disposizione"

Lo steward lascia dolcemente la presa sul mio braccio destro, mi fermo sulla porta
Camera bianca e asetticamente pulita. Sulla destra 3 reti ortopediche a doghe di legno appoggiate alla parete in verticale. Non hanno i piedini.
Sulla sinistra 3 materassi in lattice altezza 12 cm bianchi diligentemente impilati e lenzuola verdi perfettamente profumate e stirate composte con precisione sopra l'ultimo materasso. Nessun tavolo e nessuna sedia, dimensione apparente 2 metri per 2 e nessuna finestra

Mio padre è seduto per terra, proprio a fianco la pila dei materassi, con la schiena al muro e gambe allungate sul pavimento. Lo sguardo tristemente assente e la bocca aperta nella sua ebete e normale espressione del nulla. Occhi bagnati forse solo dall'età

Mia madre sulla destra, afferra il mio braccio e mi tiene accanto senza nessuna ombra dell'antico sarcasmo. La presa affettuosa come mai, lo sguardo basso e tace di un silenzio mai sentito. Finalmente dimostra l'affetto sconosciuto del quale avrei avuto bisogno per crescere ma il rumore ormai è nella mia testa. Non capisco e non sento nulla e non provo niente perchè ora è tardi.
L'unico modo per avere affetto: diventare un vegetale, materia inerme nelle mani di coloro che mi hanno generato. Novelli creatori, sono diventato il loro Adamo obbediente e remissivo.
Una cabina disadorna il mio nuovo Eden

La crociera non farà nessuna sosta, la nave non ferma in nessun porto. Un giorno lontano o vicino tutto sarà buio e silenzio perché sono dentro la stanza dentro di me della quale mi ero illuso di possedere la chiave, sbagliando

Inizia il viaggio senza tempo senza ritorno nella pazzia
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categoria: pensieri


giugno 23 2009

Anime gemelle

Occhi scuri di lava solidificata scrutano l'orizzonte oltre la rètina
Entrano nel mio cervello dalla porta principale, non chiedono permesso, siedono sullo scomodo divano dei sentimenti occupandolo interamente

Gli stessi occhi ora celebrano la liturgia sgradevole del dio della solitudine

"Mi piaci sempre, però"
"Non continuare. Evita almeno di essere banale come le altre"
"Lo sai che devo andare via, lo hai sempre saputo"
"Basta dire addio"
"Io e te uniti per sempre. Il veleno della mia anima avvelena la tua"
"Con te sono morto. Lo sono anche senza"
"Per te è tardi. Ma non posso dire addio alla mia stessa anima"
"Vattene. Hai rovinato la festa"
"Resto. La festa è appena iniziata"

Lo spirito della terra ti ruberà l'anima. I consigli non ascoltati dei pellerossa diventano realtà, lei è uno spirito di Gaia

Catatonico, seduto immobile la vedo allontanarsi di qualche metro. Immobile, lo sguardo fisso verso il centro del mio universo che collassa a velocità probabilmente superiori a quelle della luce

Immobile e lei balla

Immobile e lei parla e ride e beve come la sera che si scherzava sul terrazzo

Mi guarda, occhi di lava sorridono senza cattiveria, dispiaciuti del mio dolore e allegri della mia presenza

"Non andartene tu invece. Non lasciarmi un attimo"

Lo stomaco vorrebbe vomitare, il cervello non da il necessario consenso, le gambe si fermano in attesa che il dibattito nel sistema nervoso arrivi a un punto fermo

Immobile, si muove solo il ricordo

Immobile sul terrazzo. Soffro di vertigini, schiacciato sul muro dal terrore mentre lei finge di buttarsi di sotto. Scavalca la balaustra con una gamba, mi guarda e ride divertita

"Mi butto, qualcuno viene a salvarmi? Sono solo 40 piani di salto"

Gli occhi sdraiati sul divano mi staccano dal muro, lo stomaco si blocca, le gambe cedono, le prendo dolcemente il braccio tirandola a me. Un clone di me diventa l'uomo che non sono mai stato prima

"Sei bevuta per caso? Qui è reato suicidarsi, se sopravvivi ti danno la sedia elettrica"

Lei ride, sono fottuto. Chi sei, da dove vieni e quanto tempo passerà prima di volare insieme per 40 piani?

"Italiana. Conosci Napoli? Sono in visita qui perché New York è una piccola Napoli"

Sono fatto peggio di una dose di acidi scadenti e coca tagliata col borotalco. Occhi di lava chiedono un bacio. Ed è pericoloso baciare il caldo sangue del vulcano. Lo spirito della terra che brucia l'anima

Il mio sguardo la abbandona per un istante, torna al terrazzo di quella sera di tante sere fa. Il breve gioco di sguardi dice 1000 parole, i suoi occhi solari si eclissano

"Non voglio buttarmi. Ricordo, è solo un ricordo"

Legge la mia mente e torna a sorridere, a ballare, a bere. E guardarmi mentre il dolore mi paralizza. Si alzano le luci, la musica diventa insopportabilmente brutta

"Accompagnami a casa. Ho solo te"

Automa attivato. Login e password corrette. Automa esegue routine "a casa" Mi parla del suo ritorno, di un paio di stronzi che le hanno chiesto di uscire, di uno sfigato che voleva ubriacarla. Il mio silenzio non la smuove, sa di aver occupato ogni singolo neurone nella mia testa. Arrivàti sulla porta mi bacia come se domani non dovesse arrivare mai

"Domani non esiste, nessun aereo è arrivato dall'Italia e nessun aereo vi tornerà"
Mai conosciuto un'italiana, proprio la più strana dovevo incontrare? Mi ripete la stessa frase tutte le sere. Anche adesso, perché domani non esiste

Un domani imprecisato, la metropolitana destinazione lavoro nell'estate che finisce sulla Subway linea E. La solita solita solita solita sequenza di Lexington-Fifht Avenue-Seventh Avenue... West 4...Spring Av...
Mattina presto e respirare odore di pioggia per continuare l'illusione. Mal di testa strano, torpore imprecisato, la voglia di vedere cose banalmente conosciute come se fosse il primo giorno della Creazione. Forse innamorato della mia anima distante migliaia di kilometri, ho scordato come attraversare spazio e tempo

Salgo al piano del bar torre nord per il solito cappuccio all'italiana e cornetto alla crema modello "Non hanno niente a che fare con quelli di Napoli"
La mattina prevede esilio volontario in sala server al calore delle anime di silicio, il mal di testa potrebbe, deve passare.
Occhi di lava mi manchi, un'ombra scura sulla torre nord piano 93

Napoli, biblioteca di lettere e filosofia dell'università Federico II, piazza Bellini. Occhi scuri di lava solidificata si liberano dalla tenace presa delle parole, strano torpore e la maledetta e strana e urgente voglia di rivedere cose banalmente conosciute come se fosse il primo giorno della Creazione.

Occhi che cercano freneticamente rifugio nell'orologio e si eclissano, improvvisamente. Stabilito il contatto spazio/tempo per il domani che non esiste: sono le 14.46 ora di Napoli, le 8.46 ora di New York nella sala server piano 99 torre nord, capolinea subway E: World Trade Center. Oggi, 11 settembre 2001
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categoria: wtc


gennaio 31 2007

La discesa nel pozzo: puntata 43

Poche erano le date interessanti nella mia scarna agenda e oggi era uno di quei giorni... Invece, grazie alla banalità e ipocrisia di alcune persone che mi circondano, odio anche la data del mio compleanno.

I bilanci servono per decidere cosa lasciarsi alle spalle e cosa portare nella corsa inesorabile verso la fine del pozzo, nel buio assoluto del niente. Il 2006 è stato un anno da cancellare, dove l'unica soddisfazione è stata la moto. Il 2007 è iniziato nel peggiore dei modi, proprio per questo mi sono imposto un mantra da ripetere ossessivamente: NIENTE E NESSUNO MAI PIù.

Il mio bilancio dice che rimarrò solo, la fatidica "Donna della mia vita" non è mai apparsa, ma questo non sarebbe il problema più grave. Per le esigenze sessuali esistono le prostitute, per le cose serie gli amici....

Ma chi sono gli amici? Quelli che non vedi quasi mai, che però sanno esattamente come sei... Quelli che vedi sempre e ti chiedono mille volte le stesse cose perché quando parli non ti ascoltano?

Ma parliamo del piccolo macrocosmo che è messenger: sono forse amici coloro che ti bloccano e sbloccano come se niente fosse? Che motivi avrebbero, dato che io non sono esattamente una persona invadente?

Non è bello chiedere regali, ma vorrei che queste persone avessero un minimo di palle (almeno per una volta nella loro vita) per cancellarmi dai loro contatti: io farò lo stesso con i loro indirizzi e cellulari... mi sono rotto di preoccuparmi di persone che mi trattano da imbecille e si nascondono dietro a mille scuse. Questo sarebbe un bel regalo!

Bel modo di festeggiare il compleanno... del resto, sono le conseguenze della Malattia. La Malattia che mi tiene per dei fine settimana interi in stato catatonico senza bere e mangiare, sdraiato sul divano a fissare il vuoto e che nessuno vuole riconoscermi... La Malattia che ora mi fa odiare anche la data del mio compleanno. La Malattia, che come unica eredità lascia un grande odio, prima di tutto verso me stesso e la mia inutile stupidità di vivere.

Inizio una nuova vita nel mio Universo Tangente, dal quale uscirò sempre più raramente.

Percorro con calma i gradini che portano al fondo del pozzo, dove incontrerò tutti i miei fantasmi e con i quali lotterò perché non vedano mai la luce.

Proteggo l'umanità, anche coloro che mi hanno ferito e continuano a farlo, perché le mie ferite sono troppo dolorose per essere curate...

e posso farlo perché sono Donnie Darko...

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dicembre 22 2006

Buon Natale... a quel paese!

Il Santo Natale si avvicina. La Magica Notte, unica festa universale conosciuta, sarà celebrata in ogni angolo della Terra, anche nel borgo più remoto e nel villaggio più nascosto. Per questo motivo, e di buon grado, mando quindi il Buon Natale a quel paese!

Auguro di cuore Buon Natale...

  • ai VERI AMICI e VERE AMICHE, che mi hanno dato conforto e affetto...solo quando faceva comodo a loro. I miei nemici sono stati più leali e corretti, evitando di prendermi per il cu*o
  • ai mariti e padri amorosi, professionisti stimati e riveriti che festeggiano il Santo Natale nel tenero antro famigliare, con il cuore pieno di affetto paterno... e il portatile di lavoro pieno di film porno
  • a tutte le persone buone, che aiutano il prossimo arrivando al puro sacrificio personale di mandare un sms a Telethon solo perché siamo a Natale. Il mondo ha bisogno di voi... sottoterra come concime
  • agli psicanalisti, che nasconodo con l'invidia del pene del paziente, la loro invidia per la laurea in medicina. Unico transfert stabilito da queste chimere, esseri metà medici e metà ciarlatani... il passaggio di euro dalla vostre tasche alle loro

Con estrema letizia mando il Buon Natale A QUEL PAESE, perché anche il 25 dicembre... si muore!

PS: le rare persone veramente in "CONTATTO" con me (nella realtà così come sul web) capiranno le mie parole. E senza retorica, i miei scarsi, ma sinceri pensieri positivi, sono dedicati esclusivamente a loro...

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categoria: pensieri


ottobre 18 2006

Memorandum: la fine

Amici/che etc etc...
 
ho detto che vi spiegavo. Semplice.
 
Il testo recita:
Oggi mi sono ferito
Ho pensato solo al dolore
L'unica cosa reale
 
Pensateci: quando provate dolore, sapete descrivere esattamente il punto dolorante e la sensazione.
Se invece vi innamorate non siete in grado di spiegare cosa vi succede e cosa sentite, in preda a una strana euforia.
 
Ergo, cari lettori/detrattori/ammiratori è inutile poetizzare la vita oltre il lecito: il dolore esiste, l'amore no e vi basta guardare la realtà che ci circonda per capire che purtroppo è vero...
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categoria: diario


ottobre 18 2006

History of J

La natura, o meglio il processo evolutivo degli esseri viventi, porta alcuni organismi a svolgere compiti specifici e alcune specie animali a primeggiare in determinati ambienti, ma le condanna a essere lente e impacciate in altri.
 
J è un essere umano con una singolare capacità: conosce solo l'infelicità. Non era nato così: come tanti bambini giocava e rideva e credeva che la vita avesse un senso superiore e nascosto, da scoprire giorno per giorno. Come succede nelle peggiori favole, J incontrò delle persone e assistette a eventi che intaccarono le sue convinzioni, spegnendo il suo sorriso e la fiducia nel prossimo fino ad allora, incondizionati. Crescendo, J si accorse di aver appreso molte cose, ma invece di imparare ad amare, aveva imparato a riconoscere l'infelicità ovunque essa si nascondesse.
 
Quando ammirava un'opera d'arte, andava subito a trovare la breccia nel muro, o la scheggia nel marmo. Quando ammirava una donna affascinante, andava subito a notare la minuscola smagliatura nelle calze o la piccola ruga nascosta o la piccola imperfezione nei piedi, dei quali J era adoratore. Ogni cosa vedesse perdeva x lui bellezza, ogni persona conosciuta rivelava le sue miserie e debolezze. J cercava nelle altre persone la guida che non aveva trovato da bambino, ma è un dato di fatto che nessuno è perfetto, quindi J rimase a crescere solo, allevato e istruito da sè stesso e dal caso.
 
J iniziò a vivere da solo perché quella era la sua normale condizione e ogni sera, prima di coricarsi, pregava. Ma la sua era una religione speciale: infatti prima di dormire, pregava la Morte di portarlo con sè nel sonno, sperando di non rivedere la luce del mattino successivo. Tutti i risvegli erano per lui un'enorme delusione, ma tanto pregò e implorò che la Nera Signora, mossa a compassione, decise di esaudirlo.
 
Una notte d'estate, chiara calma e decisamente gradevole, la Morte andò a trovare J e lo trovò seduto sul bordo del letto, chiaramente illuminato dalla luna, con lo sguardo intento verso orizzonti troppo lontani per lui. E la Morte, bellissima signora dai lunghi capelli neri mossi, lei si perfetta, lo guardò dai suoi occhi verdi ghiaccio ed ebbè pietà di lui.
Se lo avesse preso con sè, avrebbe fatto passare a J l'unico momento felice della sua vita, ma come ho detto, J conosceva solo l'infelicità e così successe anche quella notte...
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settembre 19 2006

MeMo

Amici (si fa x dire ovviamente. Un po' come dire sorella a una suora insomma...) Leggetevi le parole del signor Trent Reznor che i meglio informati conosceranno con il nome d'arte, cioè Nine Inch Nails... Giusto per fare il saputello, i chiodi da 9 pollici sono quelli che hanno usato per inchiodare il Cristo alla croce. Perchè vi chiedo questo enorme sforzo (dal quale sono esentati i geometri)? Perché ha suscitato 1 dei miei tanti pensieri impensabili per 1 mente normale, ma normali nella mia anormalità (semplice no)? Però ora è solo abbozzato e poi ho il capo che mi gira alle spalle, ma in settimana vi farò sapere, anzi leggere...promesso!
 
I hurt myself today
to see if I still feel
I focus on the pain
the only thing that's real
the needle tears a hole
the old familiar sting
try to kill it all away
but I remember everything

what have I become?
my sweetest friend
everyone I know
goes away in the end
you could have it all
my empire of dirt
I will let you down
I will make you hurt...
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settembre 7 2006

Sogno o son desto?

Notte 15558 ore 4.05 luna piena, caldo afoso...

Rumori dal piano inferiore, una finestra che cigola, rotola una bottiglia di plastica. Un essere si avvicina camminando senza rumore e senza ombra. Non vedo nessuno ma è in cima alla scala, si dirige verso di me. Ormai è nella stanza

Stanco, svogliato, insonne, accendo la luce come se tutto fosse normale: sto sognando. Ma non si può sognare in una notte senza sonno, è così semplice da capire. Quindi sono sveglio, la luce è veramente accesa, i punti luminosi che mi fissano sono gli occhi della gatta della vicina. Timida, si vede scoperta e scappa. Spengo la luce, tutto rientrato nella normalità

Notte 15558, ore 4.11 luna piena, caldo opprimente...

I due punti luminosi mi fissano dal soffitto, vedo indistamente 8 zampe. Troppo pelose, sono il doppio di quelle che ha di solito la gatta della vicina. I due punti luminosi precipitano verso di me

Luce spenta
Non è la ragnatela che mi avvolge a impedire i movimenti, 
ma solo il primo effetto del veleno che a breve bloccherà anche i miei pensieri

Notte 15558 ultima notte...

postato da Lorient alle ore 11:35 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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settembre 4 2006

La fiaba dell'Anello delle Stelle

Questa è la favola di un Anello, di una Maga, di una Persona, di un omino piccolo piccolo e come tutte le favole, è frutto di pura fantasia.

C'era una volta un Anello molto bello, chiamato Anello delle Stelle, che passava di mano in mano portando la speranza a chi aveva la fortuna di trovarlo. Questo Anello era nato nell'antro di una Maga che lo aveva creato per se stessa, per portare sempre con se la speranza di una vita migliore e gioiosa.

Ironia della sorte, la Maga si accorse che non poteva tenere l'anello tutto per sè e, seppur riluttante, in una fredda notte senza luna prese il volo seduta sul proprio tappeto volante e lasciò cadere l'anello nel buio completo. Sua intenzione era che l'Anello dovesse cadere casualmente sulla terra e sperava che chi lo ritrovasse ne avesse cura, ricevendo in cambio speranza per il futuro.

L'Anello passò di mano in mano e fu sempre trattato bene: chi lo trovava riceveva in cambio la speranza di una vita migliore. Ma questo Anello nascondeva un grande segreto, un segreto profondo  che lo legava comunque e per sempre alla sua creatrice, ma nessuno se ne era mai accorto.
Successe, in una tempestosa sera invernale, che una Persona trovò casualmente l'Anello nel mezzo di una tempesta di neve: era brillante, luminoso e calzava perfettamente alle sue dita. La Persona fu molto esitante, pensò che l'Anello era troppo prezioso per essere stato così scioccamente smarrito e cercò un eventuale padrone. Passava il tempo, ma nessuno reclamava la proprietà dell'Anello e quindi
la Persona iniziò a beneficiare dei suoi effetti positivi.
La Persona era un essere umano come tanti, con i difetti e i pregi propri di un essere che cercava tutti i giorni il significato della propria esistenza su questa terra.

Un giorno la Persona dovette incontrare per affari un omino piccolo piccolo, che aveva una piccola vita, piccoli pensieri e piccole speranze, quindi per sentirsi grande frequentava i locali sfarzosi della Grande Città, dove incontrava omini piccoli come lui che, grazie all'unione, diventavano dei giganti.
Era tornato l'inverno e successe, un brutto giorno, che la Persona dovette accogliere l'omino piccolo piccolo in casa propria: in questo modo, l'omino vide l'anello e ammalliato dalla sua bellezza, lo rubò. La Persona ovviamente non si rassegnò subito a questa enorme perdita, ma sapeva che non sarebbe più tornato in possesso dell'Anello perché aveva scoperto il suo segreto: il sottile e invisibile legame tra l'Anello e la sua creatrice. Inoltre, solo la Persona aveva capito che l'Anello che dava speranza agli altri, nutriva speranze anche per la propria esistenza.

L'omino piccolo piccolo, come era nella sua natura, non capì la vera essenza di ciò che aveva rubato, limitandosi a esibire il gioiello come un trofeo quando si recava nella Grande Città. Per il resto, la sua vita e le sue speranze erano state sempre piccole come lui con la conseguenza di rimpicciolire anche le segrete speranze dell'Anello, del quale si persero quindi le tracce.
Si racconta che l'omino piccolo piccolo proseguì la sua piccola esistenza senza trarre giovamento alcuno dall'Anello, che tra l'altro teneva nascosto per paura che qualcuno potesse rubarglielo e visse per molti e molti anni ancora lamentandosi per nulla.
La Persona, persa ogni speranza nel futuro, non ebbe la stessa sorte.

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